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Ma guardare con occhio imparziale il loro modo di vivere, libero da ogni condizionamento, ci mette oggi in imbarazzo. Anche all’epoca esistevano enormi tensioni politiche e sociali, e anche la malavita faceva la propria parte. Ma per punire i delitti, i difensori dei diritti e dell’incolumità dei cittadini, muniti di rigide leggi, quando le circostanze lo richiedevano irrogavano con inflessibilità pene pesanti. L’imperatore stesso amministrava inflessibilmente la giustizia. Ricordiamo qualche esempio. Catturato un capo gallico che aveva disobbedito alle leggi di Roma e che aveva invitato la propria gente alla rivolta, Giulio Cesare lo fece legare a un palo e frustare a sangue con le verghe; ridotto a una piaga ma ancora vivo, gli fece staccare la testa con un colpo d’ascia. Sottomessi i Galli che si erano ancora una volta ribellati al potere di Roma, Cesare li sottopose a un supplizio terribile: fece installare al centro del campo militare grossi ceppi sui quali dette ordine di tagliargli le mani e lasciarli bene in vista, perché esibissero i loro moncherini a dimostrazione di come Roma castigava i ribelli. Il motto era «Chi sfida Roma e attenta ai diritti di un cittadino romano commette un sacrilegio, e la vendetta di Roma deve compiersi». Ai pirati che lo avevano rapito e tenuto prigioniero su una nave trattandolo peraltro con ogni riguardo, una volta pagato da Roma il riscatto richiesto e liberato, Giulio Cesare li fece inseguire, catturare e, come aveva loro promesso, senza nessuna indulgenza li fece chi strangolare e chi crocifiggere, nel più assoluto rispetto alla dignità di un grande capo. Non c’era che dire; la società esigeva il rispetto delle leggi e i giudici avevano l’obbligo di attuarle. In virtù della dignità umana i delitti, i soprusi, le ingiustizie, i crimini efferati, le delazioni, le congiure, le ribellioni, gli attentati, venivano puniti con il taglio della testa, con lo strangolamento, con il veleno, con il rogo. Con la serietà delle leggi Roma amministrava in tal modo la giustizia. Nel corso dei secoli questa ha subito riforme radicali e non di rado si è avventurata al di là di certi limiti. Ma oggi i cittadini vivono una situazione di grande incertezza, di disorientamento e di angoscia. Gravi episodi di cronaca hanno ancora una volta portato alla ribalta il fatto che sono le canaglie a dettare legge, in piena libertà, ovunque. La gente è costretta ad assistere al compimento di crimini efferrati che offendono i diritti e la dignità umana, e ad inghiottire sempre più rabbia mista alla compassione per le vittime. La gente non può continuare a vivere con la paura di essere ammazzata per due soldi, o sequestrata, o subire furti, scippi, rapine a mano armata e altro. I fatti di cronaca nera verificatisi recentemente sono tristemente noti. Nel corso di una rapina nel proprio negozio un gioielliere uccide un balordo rapinatore: a finire incriminato con l’accusa di omicidio volontario è lui. Un tabaccaio viene assassinato da un avanzo di galera che, nonostante sia finito in carcere per ben undici volte, è in giro liberamente grazie alla clemenza e alla benevolenza di qualche magistrato. Sono solo le ultime imprese della malavita; potremmo citarne tante, altrettanto feroci e spietate. Questa volta però non possiamo passarvi sopra. Assistiamo a un crescendo di situazioni paradossali che hanno superato il limite della tragedia. Questo bubbone della giustizia va eliminato. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ci ascolti: o si cambiano le leggi e la mentalità dei magistrati, o è meglio che anche lui se ne vada a casa. Non ci racconti che ogni tentativo di riforma della giustizia è boicottato dall’opposizione. Proprio a dispetto dei professionisti del boicottaggio lui, avendone il potere, deve cambiare le leggi e costringere i magistrati a darne una giusta e corretta interpretazione. È inutile proporre, come alcuni fanno, l’aumento delle forze dell’ordine, già troppo numerose rispetto ad altri Paesi, per arginare o prevenire i gravi episodi delinquenziali di cui siamo spettatori. Non vogliamo mettere in castigo nessuno, ma le leggi vanno cambiate. L’on. Berlusconi sa che gli italiani sono brava gente, lontani per carattere da ripugnanti storie di bassezza morale particolarmente spregevoli e vergognose, per cui non è giusto che continuino a vivere sotto una cappa di minacce, ricatti, rapine, estorsioni e via dicendo. Rilegga Cesare e ricorderà che, oltre a grandi conquiste militari, ha compiuto nella giustizia atti degni di essere celebrati in eterno. |
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