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Governo Berlusconi:
ma gli italiani
volevano o no la stabilità?

di VICTOR CIUFFA

n occasione della sua recente rentrÈe sulla scena politica e giornalistica italiana dopo circa un mese di assenza, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha affrontato a fine gennaio, in una conferenza stampa, un argomento spinosissimo, quello dellíaumento indiscriminato dei prezzi seguito allíintroduzione dellíeuro. Un argomento avvertitissimo dalla massa degli italiani, ma del quale solo molto tardi, e molto raramente e velatamente, la grande stampa nazionale ha parlato. Ebbene, contrariamente a uníusanza e a una tradizione che si perpetuava dal dopoguerra e che Ë stata rigorosamente osservata da tutti i Governi che si sono succeduti - e secondo la quale il Governo e in particolare il ministro del Tesoro ora dellíEconomia ha sempre smentito risolutamente fatti reali di questo tipo -, il presidente Berlusconi ha avuto il coraggio di ammettere pubblicamente il fenomeno nella sua pi˜ clamorosa e odiosa manifestazione: la parificazione dellíeuro alle mille lire. I motivi per i quali líabbia fatto, forse per attribuirne la colpa ad alcuni suoi avversari di centrosinistra che hanno introdotto líeuro in Italia, interessano meno: quello che importa Ë che il Capo del Governo ha rinnegato quella tradizione di omertý, ipocrisia e falsitý su certi argomenti che ha sempre contraddistinto i detentori del potere i quali, grazie ad essa, hanno continuato a detenerlo. Per cinquantíanni, dalla riforma agraria degli anni Cinquanta e soprattutto dalla nazionalizzazione dellíenergia elettrica del 1962, il monopolio dei giudizi negativi sullíandamento dellíeconomia Ë appartenuto ai grandi finanzieri e industriali, interessati con questo metodo a nascondere i propri profitti e a scoraggiare reali o eventuali pretese dei sindacati. ChecchÈ dicano i suoi oppositori, un presidente del Consiglio che si comporta cosÏ ha certamente un grande merito e in prospettiva - in considerazione dellíeccezionale mobilitý di opinione delle masse dovuta alla mancanza di saldi principi e ideologie -, fa venire voglia di tenerselo anche a chi tale voglia non ha: ossia di votarlo alle prossime elezioni politiche. Ma una rondine non fa primavera, e non ci si puÚ accontentare di un riconoscimento, sia pur cosÏ autorevole ma isolato e casuale, del gravissimo danno arrecato da piccole consorterie politico-economiche, per motivi di carriera o di affari personali, alla grande massa degli italiani, lavoratori e risparmiatori. Per questo una prova del nove attende ora il presidente del Consiglio. Se Ë vero, come Ë vero, che si sono verificati aumenti sconsiderati dei prezzi da qualsiasi cosa determinati - introduzione dellíeuro, emissione di valori da uno e due euro in metallo anzichÈ in carta, furbizia o disonestý di alcuni commercianti, difficoltý da parte degli anziani di comprendere il valore della nuova moneta ecc. - allora bisogna ammettere anche uníaltra fondamentale veritý. Che Berlusconi finora non ha detto, non sappiamo perchÈ: o non ci ha pensato, o se la riserva per uníaltra occasione, o non osa rinnegare a tale punto la cinquantennale tradizione dei precedenti governanti, o non vuol mettersi contro i ristrettissimi ma potentissimi circoli che monopolizzano la politica monetaria nazionale. Una veritý lapalissiana, che Ë sotto gli occhi di tutti, che tutti conoscono e ammettono apertamente o avvertono in silenzio. Se nella pratica le mille lire sono diventate un euro, ovvero se le circa duemila lire di una volta sono diventate mille, il potere di acquisto di salari, stipendi e profitti díimpresa si Ë dimezzato e nessuno venga pi˜ a raccontare che dallíentrata in vigore dellíeuro líindice dei prezzi Ë aumentato annualmente del 2,5-2,7 per cento; ossia che il prezzo di un oggetto, che a Capodanno era di 1.000 lire, a San Silvestro era salito a 1.025 lire. Secondo quanto ha dichiarato lo stesso presidente del Consiglio, quel prezzo Ë passato invece a 1936,27 lire, con un aumento quindi di quasi il 100 per cento. Certamente non tutto Ë andato cosÏ, non tutte le merci e i servizi hanno subito questo trattamento; ma non possiamo neppure continuare a bere le irrisorie cifre propinateci. Per questo ora Berlusconi deve raccontarci che cosa cíË dentro il vaso che lui ha cosÏ coraggiosamente scoperchiato. Sarý, ma del resto lo Ë giý, oggetto di attacchi violentissimi da parte delle opposizioni, che svolgono il loro compito. Sarý anche alle prese con una serie di problemi, rivalitý, aspirazioni, richieste, insoddisfazioni provenienti dalla sua coalizione; anche questo Ë normale, fisiologico, soprattutto a tre anni circa dallíinsediamento di questa maggioranza e di questo Governo. Gli si puÚ rimproverare, come a tutti i Governi, quello che non ha fatto; si puÚ criticare quello che ha fatto. Ma un merito debbono riconoscergli, soprattutto quelli che hanno voluto e compiuto una riforma elettorale diretta ad assicurare la stabilitý di Governo: appunto la stabilitý di Governo. Dieci anni fa Ë stata distrutta una classe politica accusata di instabilitý, litigiositý, ricatti, condizionamenti continui; per eliminare quella situazione, connaturata comunque alla democrazia, gli italiani sono stati chiamati a votare in un referendum; Ë stato modificato il sistema elettorale e si continua a farlo attribuendo pi˜ potere ai leader: al presidente del Consiglio, ai presidenti di Giunte regionali - ridicolmente chiamati ´governatoriª - e provinciali, ai sindaci. Sono stati tolti poteri alle assemblee elette dal popolo; nelle Amministrazioni locali i consiglieri anche di maggioranza non contano pi˜ nulla, devono solo alzare la mano per approvare decisioni che neppure conoscono. Per combattere ed eliminare le oligarchie partitiche di una volta sono state create pi˜ ristrette, potenti, misteriose oligarchie di potere. Sono stati scopiazzati sistemi egregiamente funzionanti - forse - in Paesi e popoli di altra origine, cultura, mentalitý, tradizioni, usi e abitudini. Tutto per la stabilitý. E adesso che succede? Non Ë pi˜ vero? La formula ´miracolosaª introdotta in questi ultimi 10 anni non funziona pi˜? Non funziona perchÈ a gestire il potere Ë qualcun altro? O perchÈ era inadatta a un Paese e a un popolo come gli italiani? In effetti Ë proprio cosÏ, ma finora nessuno ha avuto il coraggio di dirlo.
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