PER
EVITARE UNA CRISI SOCIALE RILANCIARE L'ECONOMIA
del
Sen. Tiziano Treu, ex ministro
del Lavoro

Secondo
il senatore della Margherita,
la prima condizione per superare
la difficile situazione attuale consiste nell'attuare politiche economiche
e industriali capaci di riattivare
lo sviluppo.
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inizio
del 2004 Ë stato segnato da forti tensioni sociali, di cui gli scioperi
nei trasporti urbani sono il segnale pi˜ grave. I motivi del disagio sono
molteplici: uníinflazione molto alta, pi˜ di quelle europee, che colpisce
il potere díacquisto delle famiglie, specie a reddito medio-basso; ritardi
generalizzati nei rinnovi dei contratti collettivi che deprimono ulteriormente
il potere díacquisto e aggravano le difficoltý economiche di milioni di
persone; una fase di recessione non congiunturale che aumenta le incertezze
per il futuro di imprenditori e cittadini; una riduzione dei finanziamenti
ai servizi assistenziali e sanitari che colpisce soprattutto le autonomie
locali; ipotesi di riforma delle pensioni che non trovano soluzioni condivise
ecc. Tutti questi fattori vanno considerati uno per uno, ma occorre ricercare
vie di uscita che riducano le tensioni. Altrimenti si rischia il ripetersi
di proteste e di scioperi, che vanno condannati se fatti fuori dalle regole
ma che non possono evitarsi se non se ne affrontano le cause. Siamo di fronte
ad una crisi sociale grave, la pi˜ seria da molti anni. La prima condizione
fondamentale per affrontare tale crisi Ë che vengano attuate politiche economiche
e industriali capaci di rilanciare lo sviluppo. Senza sviluppo non si possono
fronteggiare le richieste che vengono dai gruppi pi˜ diversi e non si possono
soddisfare i bisogni crescenti di reddito e di welfare. Nello stesso tempo
occorre, perÚ, affrontare le difficoltý emerse nei rapporti fra parti sociali
e Governo rispristinando corrette relazioni sindacali: dal vertice fino
a livelli decentrati e territoriali. Un clima deteriorato dei rapporti sindacali
che rischia di delegittimare il sindacato confederale - come si Ë visto
nelle scorse settimane -, Ë pericoloso per tutti; aggrava i problemi invece
di aiutare a risolvere la crisi. Ognuno dovrebbe fare la propria parte.
Il Governo dando prova di credere sul serio alla pratica della concertazione
che nel decennio passato ha dato esiti positivi; le parti sociali affrontando,
con spirito costruttivo, la novitý della situazione economica e rinnovando
conseguentemente le loro pratiche. Líaccordo confederale del luglio 1993
ha contribuito a reggere il sistema e a stabilizzare líeconomia per un decennio;
ora Ë tempo di aggiornarlo se vogliamo disporre di regole adeguate a fronteggiare
le sfide future. Fra i diversi aspetti dellíaccordo del 1993 due sono i
nuclei essenziali che vanno ripresi: il funzionamento della politica dei
redditi e, strettamente connessa, la struttura della contrattazione collettiva.
La politica dei redditi si regge su un comportamento responsabile di moderazione
retributiva dei sindacati. CosÏ Ë stato nel corso degli anni 90. Ma la moderazione
non puÚ comportare perdite salariali generalizzate per i lavoratori. Invece
cosÏ sta avvenendo negli ultimi mesi, per il ritardo dei rinnovi e per uníinflazione
fuori controllo. Alla politica dei redditi occorre ridare credibilitý, anzitutto
garantendo che il controllo dellíinflazione vada di pari passo con dinamiche
salariali giuste. Per fare questo bisogna porre in essere uníazione di contrasto
nei riguardi dellíinflazione, pi˜ rigorosa di quanto sia stato fatto, con
gli strumenti esistenti e con iniziative nuove; una politica di contenimento
delle tariffe pubbliche al disotto dellíinflazione programmata e fissando
questa a livelli credibili; líintensificazione della vigilanza pubblica
sulle norme riguardanti il commercio e i prezzi; il monitoraggio dei prezzi
di beni e servizi con organismi regionali indipendenti; una maggiore trasparenza
nellíindicazione dei prezzi al pubblico; maggiori poteri ai Comuni nel regolare
le vendite promozionali; campagne pubblicitarie periodiche a carico del
Governo per mostrare il rapporto fra i prezzi allíorigine e prezzi al consumo;
il ripristino del recupero del ´fiscal dragª; il completamento del processo
di liberalizzazione dei servizi pubblici. Per dare credibilitý alla politica
dei redditi Ë necessario anche precisare, e in parte riformare, la struttura
della contrattazione varata nel 1993. La tenuta di questa struttura Ë da
tempo incrinata. Se non si vuole che crolli completamente, come si sta minacciando
negli ultimi mesi sotto le spinte degli scioperi selvaggi, occorre rivederla;
si tratta di ridimensionare il ruolo e i contenuti del contratto nazionale,
riducendolo a un contratto quadro di minima, per dare spazio alla contrattazione
aziendale che Ë in grado di adeguare meglio le condizioni di lavoro alla
situazione delle imprese. Si dovrebbero anche sperimentare forme di contrattazione
territoriale, soprattutto per coprire aree e settori ad alta intensitý di
piccole imprese. Gli esperimenti che si stanno avviando per il decentramento
della struttura contrattuale, come quello ipotizzato ma non concluso della
contrattazione nel settore artigiano, vanno a mio avviso incoraggiati. Qui
si lascerebbe alla contrattazione nazionale solo di recuperare líinflazione
programmata: mentre alla contrattazione territoriale resterebbe affidato
il resto della dinamica retributiva. Le modalitý per ridimensionare i compiti
del contratto nazionale possono essere diverse, ma la direzione di marcia
Ë giusta. Il rinnovamento non puÚ riguardare solo la struttura, ma deve
coinvolgere anche i contenuti e gli obiettivi dellíazione collettiva, ancora
una volta a cominciare dallíimpresa. Líobiettivo Ë di rendere tale azione
pi˜ rispettosa delle specificitý aziendali, e insieme pi˜ attenta alle esigenze
individuali, cioË ai processi di personalizzazione che investono il mondo
del lavoro e della produzione. Questo rinnovamento Ë utile al sindacato
come allíimpresa. Se líalternativa Ë fare un contratto collettivo imposto
dallíalto oppure una contrattazione individuale, molte imprese possono preferire
la seconda; ma se líalternativa Ë fare un contratto collettivo rispettoso
delle specificitý dellíazienda o una contrattazione individuale, anche il
datore di lavoro puÚ trovare convincente la prima, perchÈ contrattare con
i singoli Ë molto costoso. Altrettanto urgente sarebbe riprendere il tema
degli orientamenti partecipativi e non solo scambistici dellíazione collettiva
in azienda. Nella logica dellíimpresa fordista la partecipazione rappresenta
un corpo estraneo. Ora le accresciute esigenze di qualitý e di contenimento
dei costi, compresi quelli di transazione, spingono le imprese a ricercare
un pi˜ vasto coinvolgimento dei lavoratori. La prospettiva partecipativa
Ë sostenuta dallíEuropa anche con la direttiva recente sulla societý europea.
E anche nel nostro Parlamento esistono proposte per promuoverla. Sarebbe
utile che le parti sociali vi dedicassero pi˜ attenzione, per dare spazio
alle spinte partecipative esistenti in vari strati di lavoratori, che sono
un antidoto alle tendenze estremizzanti. Per affrontare la crisi in atto
occorre non solo evitare la destrutturazione delle relazioni sindacali,
ma anche la loro chiusura in ambiti corporativi o ristretti, che Ë una tentazione
ben visibile. Al contrario, per dare spazio alla rappresentativitý sindacale
Ë utile un allargamento delle funzioni: dalle regolazioni economiche e normative
immediate al concorso ad affrontare i temi della competitivitý, della politica
del lavoro e dellíimpresa, dalla promozione di una flessibilitý sostenibile
allo sviluppo delle risorse umane. Una contrattazione siffatta svolge funzioni
utili alle imprese e ai propri rappresentanti, e quindi puÚ contrastare
la crisi di fiducia in atto. Esempi del genere non mancano in Europa, a
cominciare dai cosiddetti ´innovation agreementsª e ´flexicurity agreementsª
che combinano flessibilitý e sicurezze del lavoro con miglioramenti nellíorganizzazione
nellíimpresa del lavoro. La stessa logica si puÚ estendere dallíazione nellíimpresa
a quella sul territorio. Sono significative anche qui le buone pratiche
europee degli ´employment pactsª dirette a risolvere consensualmente crisi
occupazionali con uníazione congiunta delle parti e delle istituzioni territoriali.
La trattazione di questi temi, che dalle condizioni di lavoro si allargano
a quelli della gestione dei servizi allíoccupazione, della formazione professionale,
dello sviluppo locale, rappresenta un orizzonte fecondo per la contrattazione
e per la concertazione territoriale. Líorizzonte Ë giý aperto non soltanto
in Italia, ed Ë destinato ad integrare, se non a sostituire, le pratiche
della concertazione centralizzata che si Ë concentrata sulle politiche dei
redditi. La prospettiva che ne risulta comporta il coinvolgimento del sindacato
non solo nei vari aspetti dellíorganizzazione del lavoro e dellíimpresa,
ma anche in quelli della gestione del mercato del lavoro, della formazione
professionale e degli ammortizzatori sociali, che diventano sempre pi˜ centrali
nelle politiche del lavoro ed essenziali per la tutela dei lavoratori vecchi
e nuovi. Le indagini comparate indicano uno dei motivi della buona tenuta
del sindacato e delle relazioni industriali nei Paesi del Nord Europa proprio
nellíassetto partecipativo delle relazioni industriali e nella diffusa partecipazione
sindacale a questi aspetti gestionali, che soddisfano bisogni essenziali
di sicurezza e di accompagnamento dei lavoratori non solo nellíimpresa ma
nel mercato del lavoro. Questi compiti nuovi non sostituiscono líimpegno
del sindacato nel reclutamento dei nuovi lavoratori. La rappresentativitý
effettiva Ë fondamentale al fine di dare sostegno al ruolo del sindacato,
anche nelle sedi istituzionali. Ma la presenza sindacale nelle istituzioni
del welfare e del mercato del lavoro Ë utile per affiancare líazione tradizionale
del sindacato nei posti di lavoro, nellíattivare líinteresse e la fedeltý
dei lavoratori vecchi e nuovi. Un simile orientamento legislativo richiama
un parallelo cambio nella cultura e nelle pratiche dei sindacati. Questi
devono combinare il loro tradizionale ruolo di negoziatori con quello nuovo
di organizzatori di servizi capaci di facilitare líaccesso dei cittadini
alla complessa rete di servizi e di opportunitý offerte dalla societý. |