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SALUTE. PUO' ESSERE CRITICATO L'OPERATO DELL'ATTUALE MINISTRO?
del prof. Mario Stirpe, presidente
della Fondazione Bietti


 

 

el quadro generale dei problemi di natura sociale ed economica, líassistenza sanitaria ha spesso presentato interrogativi di non sempre agevole soluzione. Occorre díaltra parte riconoscere che anche altri Paesi, oltre líItalia, hanno spesso ottenuto in questo senso risultati deludenti se non decisamente negativi. Al di lý dei colori politici e delle programmazioni economiche, il problema sanitario, estremamente variegato e multiforme nel suo attuarsi, si scontra pi˜ di ogni altro con líincessante progresso della ricerca scientifica e col conseguenziale sviluppo tecnologico. A ciÚ deve essere aggiunta la rapida evoluzione ed emancipazione della societý nel suo complesso, dal punto di vista sia economico sia pi˜ strettamente culturale. E poichÈ la complessa macchina dellíassistenza pubblica mostra spesso difficoltý nellíadeguarsi in maniera soddisfacente a tale infrenabile fenomeno, le proposte e le soluzioni avanzate dal legislatore risultano alla fine obsolete, in tempi molto brevi. Alla fine degli anni Sessanta una ventata innovativa ha travolto in tutta Europa molte realtý istituzionali, scardinando dalle fondamenta le pi˜ consolidate strutture e travolgendo gerarchie ritenute ormai intangibili. Le motivazioni etiche e filosofiche che hanno caratterizzato e motivato tale fenomeno non sono ancora state sufficientemente identificate, anche se in ultima analisi risulta comunque evidente che le conseguenze di tale inattesa reazione sono state, almeno per ciÚ che concerne il settore sanitario universitario ed ospedaliero, disastrose. La volontý di appiattire strutture istituzionali a conformazione piramidale ha contribuito a creare eserciti composti solo da soldati, ma carenti o privi di colonnelli e generali. Per cui, ovviamente, con eserciti cosÏ organizzati, senza líautorevole ed esperta presenza del ´capoª, le guerre non possono essere vinte. Se la gestione di tipo ´baronaleª poteva apparire anacronistica e in alcuni casi anche responsabile di immotivati abusi di potere, tuttavia le proposte innovative hanno dato spesso luogo solo a soluzioni di sapore anarchico e le strutture sono spesso risultate assimilabili ad una nave senza nocchiero. Díaltra parte, la storia ci propone un variopinto susseguirsi di movimenti reattivi che comunque, se ben gestiti, possono essere forieri di benefiche riforme. Ma occorre avere la capacitý e il coraggio, comíË avvenuto in alcuni Paesi europei, di risalire la china e di trarre da una inconsueta e inattesa esperienza storica gli utili suggerimenti per il futuro. Nel nostro Paese tutto questo non si Ë verificato. Un attonito immobilismo ha caratterizzato per troppi anni le programmazioni, e le riforme che ne sono seguite sono apparse troppo spesso o soltanto punitive verso una categoria o pi˜ spesso populistiche e volte a trarre unicamente un vantaggio politico. Scrive Vito Cagli nel suo pregevole libro ´La Medicina una malata difficileª: ´» accaduto che molti, dichiarando di voler salvare la medicina, líhanno in realtý usata, distorta e maltrattata. Chi sono questi molti? La politica, la burocrazia e purtroppo spesso i medici stessiª. Sorge il lecito dubbio che i tempi della ´rivoluzioneª non fossero maturi e che alla facilitý della distruzione non abbia fatto seguito uníaltrettanto consapevole e saggia capacitý di ricostruzione. In queste condizioni di ´stagnazioneª ideativa durata per troppo tempo, molti dei tentativi riformisti hanno fallito. » apparsa evidente líimmane difficoltý di modificare le cose, per cui si Ë finito spesso col ´cambiare per cambiareª, senza avvertire che nel contempo la societý continuava ad evolversi e che quanto era valido ieri oggi non Ë pi˜ accettabile. In tutto questo sovrapporsi di problemi, la sanitý pubblica ha forse pagato il prezzo pi˜ alto. E questo si Ë verificato sia nelle strutture ospedaliere che in quelle a direzione universitaria. In queste ultime si Ë assistito ad una crescente ed ancora incessante penalizzazione delle peculiari caratteristiche istituzionali che le caratterizzano: líattivitý didattica e quella della ricerca scientifica. La prima ha assistito a una drastica riduzione delle ore di insegnamento di ciascuna disciplina e a una complicata diversificazione in sottospecialitý che hanno ridotto líinsegnamento ad un insieme di nozioni difficilmente assemblabili. La ricerca poi, carente dei mezzi economici necessari, Ë stata subordinata al profitto immediato, quasi che si fosse dimenticato che i frutti di una ricerca scientifica competitiva vengono raccolti nei tempi lunghi. Tutto ciÚ Ë certamente ben conosciuto dallíattuale ministro della Salute, un medico di grande vaglia che aveva giý precedentemente dimostrato grandi capacitý organizzative. Ma cosa puÚ realmente fare oggi un ministro della Salute chiuso da un lato da una struttura essenziale della sua stessa coalizione, nella fattispecie il Ministero dellíEconomia, da un altro dallíopposizione pronta a criticare anche le cose migliori del suo operato e da un altro ancora dal potere regionale forte di prerogative condizionanti? Le critiche sono facili e molte vengono purtroppo dalla categoria sanitaria che attendeva con líarrivo dellíattuale ministro una liberatoria dai vincoli professionali posti dalla ´legge Bindiª. Una legge che nellíapplicazione pratica ha creato grandi anomalie. Si pensi soltanto che, nata con il principio di mantenere i medici operanti nelle strutture ospedaliere legati unicamente alla struttura pubblica, ha finito per favorire il legame tra gli studi privati dei medici stessi e líente ospedaliero di appartenenza, che ne condivide gli utili. Ma valeva la pena, per un ministro tecnico, affrontare su questo una battaglia che probabilmente avrebbe impegnato tutto il tempo del suo mandato? Vi sono altri medici in Parlamento che, se lo credono, potranno cimentarsi su questo punto. Ho incontrato un altro grande medico, Umberto Veronesi, il giorno in cui aveva terminato il proprio mandato di ministro della Salute. Non era contento perchÈ, come lui stesso affermava, non era riuscito a fare líunica cosa importante per la quale aveva accettato di fare il ministro della Salute: una legge sugli Istituti di ricerca, ricovero e cura. Durante questa legislatura, con tempi pi˜ lunghi ma anche con grande tenacia e determinazione Gerolamo Sirchia ha ripreso proprio questo punto, ed ha ottenuto prima la delega e poi líemanazione del decreto legislativo e di riforma. Non credo che sia esattamente la legge che Sirchia avrebbe voluto essendo dovuto scendere a compromessi con i vincoli posti dallíEconomia e soprattutto con i poteri regionali. Tuttavia la Sanitý potrý essere comunque potenziata dallíistituzione di queste strutture, e questo rappresenta un evento importante. Altre cose potranno essere razionalmente ´aggiustateª nel tempo che rimane ancora a questa legislatura, ma certo ragionevolmente non si puÚ pensare a una nuova legge sanitaria che, come le precedenti, risulterebbe in seguito ´fatta per fareª. Non Ë ancora chiarito se questo Governo affronterý un rimpasto, ma se questo dovesse avvenire sono convinto che la Salute non trarrebbe vantaggio da una sostituzione dellíattuale ministro. Questa rappresenterebbe essenzialmente un cedimento politico, per noi tecnici sempre di difficile comprensione. (articolo in pubblicazione anche sul periodico Alleanza Popolare)
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