POLIZIE
LOCALI. LA GENTE NON VUOLE GLI AUSILIARI
i
risultati di un'inchiesta condotta
dal sindacato Ospol
Luigi Marucci, presidente dell' Ospol
|
|
on
278.243 denunce di reati, nel 1998 il Lazio era al secondo posto delle regioni
maggiormente a rischio di delittuositý, dopo la Lombardia; nel 2002 era
sempre al secondo posto, ma dopo la Liguria; nei primi mesi del 2003 la
societý di consulenza statunitense Mercer, in uno studio sulla criminalitý
in varie metropoli europee ed extraeuropee, ha posto Milano e Roma rispettivamente
al 26esimo e al 21esimo posto nella scala della sicurezza, considerandole
fra le meno sicure sul piano mondiale, battute solo da Bangui, Abidjan,
Pointe Noire e Brazzaville. Di gran lunga pi˜ sicure New York e Londra al
17esimo posto, Parigi al 15esimo e Madrid allí11esimo, avvicinandosi ai
´paradisi della sicurezzaª costituiti da Lussemburgo, al primo posto; da
Helsinki, Zurigo, Ginevra, Berna e Singapore al secondo; da Vienna, Stoccolma,
Copenaghen, Dublino, Oslo e Francoforte fra la quarta e la sesta posizione.
» questa effettivamente la situazione di Roma e del Lazio? Sui dati solitamente
usati per varare provvedimenti adeguati esistono molti dubbi, abbastanza
fondati se formulati addirittura nel ´Primo Rapporto sulla percezione sociale
della criminalitý e delle politiche della sicurezza nella regione Lazioª
redatto nel 2003 dallíOspol, organizzazione sindacale delle Polizie locali,
e dalla Fondazione Gian Domenico Romagnosi. Pubblicato nel volume ´Opinione
Pubblica, Criminalitý, Sicurezzaª dalla Sapienza Editrice di Roma, il Rapporto
premette che, dinanzi alle numerose inchieste svolte in Lombardia, Toscana
ed Emilia Romagna, nel Lazio líatteggiamento della pubblica opinione dinanzi
ai fenomeni criminali e alle politiche della sicurezza Ë sconosciuto malgrado
il numero dei reati, mentre per le tragiche ripercussioni sulla vita individuale
e sociale queste ricerche dovrebbero orientare le scelte delle istituzioni
sulla sicurezza. ´Líiniziativa dellíOspol e della Fondazione Romagnosi tende
ad assolvere un impegno lasciato finora praticamente inevaso, abbinando
le esperienze di una struttura a contatto con i problemi della gente con
quelle di uníassociazione giuridico-culturale avente come fine lo studio
dei rapporti fra cittadino e Forze di poliziaª, spiega Luigi Marucci, presidente
nazionale dellíOspol e promotore della Fondazione Romagnosi. Nata nel 1987
con líobiettivo di rivalutare il ruolo degli operatori di polizia locale,
líOspol accusa il sistema politico-istituzionale di aver puntato alla progressiva
demolizione delle potestý ad essi conferita sin dal giorno successivo allíentrata
in vigore della legge-quadro 7 marzo 1986 n. 65, che avrebbe dovuto coronare
líattribuzione di poteri di polizia a Comuni, Province e poi Regioni; da
quel momento, osserva Marucci, si Ë scatenato un attacco concentrico contro
i Corpi di polizia locale menomandone le funzioni, scardinando la natura
giuridica del rapporto di lavoro, sottoponendoli a regime di diritto privato,
privandoli dellíarmamento, cercando di trasformarli in istituzioni private,
inquinandoli con personale direttivo proveniente da altri comparti amministrativi,
affiancandogli gli ausiliari del traffico, tentandone la soppressione con
una serie di proposte fortunatamente bloccate nel 2001 dalla fine della
Legislatura. ´LíOspol ha contrastato tenacemente questo accerchiamento normativo
che avrebbe strangolato le spinte verso una riforma dellíassetto costituzionale
e le legittime istanze collettive di disporre di una Polizia locale vicina
ai bisogni del cittadino‚ricorda Marucci‚; se ora si riapre il dibattito
su tali questioni nellíambito del federalismo e della riforma dello Stato,
si deve allíostinazione ultradecennale dei sindacati di categoria e di chi
ha a cuore il rinnovamento della pubblica amministrazioneª. Ma qualíË la
situazione reale della criminalitý a Roma e soprattutto quali provvedimenti
richiedono le persone intervistate dallíOspol e dalla Fondazione Romagnosi?
Nel febbraio 2001, ricorda il Rapporto, il ministro degli Interni comunicÚ
che tra il luglio 1999 e il giugno 2000 erano diminuite le azioni penali
da parte dellíautoritý giudiziaria ma solo perchÈ un gran numero di reati
non veniva denunciato e perchÈ alcuni grandi uffici giudiziari erano in
ritardo nellíiscrizione delle notizie di reato relative ai furti; dal 1989
al 1999 le rapine alle banche risultarono aumentate da 6,5 a 10,7 ogni 100
sportelli solo perchÈ líAbi di propria iniziativa aveva fornito i dati sui
propri associati; nel novembre 1999 líIstat aveva segnalato una forte riduzione,
fino al 35,7 per cento, non dei reati commessi ma di quelli denunciati.
Ed ancora: nel primo trimestre 2002 i dati diffusi dalla Questura di Roma
mostravano, rispetto al primo trimestre 2001, un notevole calo dei furti,
borseggi, scippi e furti in appartamento, ma a fine anno si scopriva che
le rapine erano calate solo del 4,2 per cento e i borseggi dellí11,3 per
cento, ma erano aumentati del 15,9 per cento gli scippi mentre i furti negli
appartamenti erano pressochÈ costanti. Sullíattendibilitý delle statistiche
il Rapporto cita i sinistri stradali: in alcune festivitý del 2002 si registrarono
meno incidenti e morti, il che fu attribuito alle cinture di sicurezza allacciate
e ai fari accesi nelle ore diurne, ma la settimana successiva si assistÈ
a una strage di automobilisti quasi doppia rispetto allíanno precedente.
I giornali riferiscono improvvise esplosioni e regressioni di patologie
delittuose: per una settimana o un mese líItalia Ë il Paese dei pedofili,
poi dei serial killer, poi dei matricidi, delle madri assassine, dei pirati
della strada e cosÏ via. In realtý, se la criminalitý fosse soggetta a una
progressiva riduzione quantitativa, afferma líOspol, non sarebbero necessari
rimedi diversi da quelli adottati per oltre cinquantíanni: invece il ricorso
a nuovi sistemi - videocamere in strada, pattugliamento a piedi o con veicoli
ecc. -, rivela il moltiplicarsi di condotte illegali. La prova del profondo
dissesto dellíordine pubblico proviene dagli stessi vertici delle Polizie
statali quando vantano líentusiasmo suscitato dallíistituzione del poliziotto
e del carabiniere di quartiere: o Ë uníoperazione propagandistica, afferma
il Rapporto, o la domanda di sicurezza Ë inevasa, a prescindere dallíefficacia
di misure i cui risultati sembrano lontani per líesiguo numero di unitý
destinatevi, líestrema difficoltý della loro formazione, la necessitý di
radicali riorganizzazioni dei servizi. In conclusione líindagine dellíOspol
rivela che la maggioranza degli intervistati chiede il mantenimento della
Polizia statale, il potenziamento delle polizie locali, líesclusione di
qualsiasi attribuzione a personale non assunto per pubblico concorso, a
vigilantes, ad ausiliari del traffico e invenzioni simili. Ossia chiede
provvedimenti diametralmente opposti a quelli adottati dal passato Governo
e ora da quello attuale. |