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COSA E', QUANDO ARRIVA, COSA CAMBIA,
QUANTO COSTA IL DIGITALE

di Luigi Locatelli

 

opo 35 anni il comandante Straker Ë diventato uno di noi. Manca solo la sua guerra contro gli invasori alieni perchÈ le avventure della fortunata serie televisiva Ufo creata da Gerry Anderson sulle peripezie di un avamposto terrestre nel nostro satellite, si confondano con le immagini dei telegiornali che mostrano i primi passi di Spirit sul suolo rosso e roccioso di Marte. Il piccolo robot incontrerý qui i bellicosi abitanti dello spazio combattuti da Straker? A questo punto tutto Ë possibile: la tecnologia mostra ogni giorno di superare ogni ostacolo, di raggiungere qualsiasi obiettivo. Siamo vicini al dialogo tra líastronauta David Bowman e Hal 9000, il sofisticatissimo computer che in ´2001: Odissea nello spazioª ha appreso dagli umani anche la crudeltý, líipocrisia, il tradimento. CíË un momento in cui le immagini e i dialoghi ancora si confondono: davanti agli occhi abbiamo frammenti di fiction e immagini di telegiornale, ascoltiamo gli irritanti soliloqui di Stanley Kubrick e insieme le parole di chi svela gli scenari del nostro prossimo domani descrivendo tempi, modalitý, prospettive dellíultimo traguardo della logica matematica e della tecnologia, il digitale terrestre. Si parla molto, in questi giorni, di dibattito sulla legge Gasparri che regola il sistema televisivo, di pluralismo dellíinformazione, di apertura del mercato dellíimmagine, di interattivitý e di decoder, di canale bonus e di common interface, di fine dellíanalogico e di costi del digitale. Molto di polemica politica, nulla o quasi delle enormi possibilitý che la nuova modalitý per la trasmissione del segnale televisivo digitale porterý nella vita delle persone, anche nella quotidianitý. Nulla della differenza tra líattuale trasmissione analogica e quella digitale. Nulla delle capacitý di dialogo, di comunicazione, di moltiplicazione infinita degli scambi, dello sconvolgimento anche concettuale che subirý la televisione alla quale siamo abituati. I dialoghi di Straker, con i suoi ´Qui Base Luna a voi Terraª, erano fantascienza nel 1969; come i racconti di Giulio Verne o di Isaac Asimov, diventano ingenue invenzioni. Nellíera del digitale dovremo prepararci a discorrere di Adtv, di Dab, Dai, Dbs. Oppure di Drtv se parliamo di comunicazione telefonica sovraimpressa ad uno spot televisivo, o di Itt&B per la connessione tra tecnologia informatica, telecomunicazione e trasmissione televisiva. Questo Ë il futuro che ci aspetta da domani, ed Ë uno dei pi˜ significativi e importanti contenuti della legge per líassetto del sistema televisivo. Il 3 gennaio di 50 anni fa la televisione meravigliÚ gli italiani, tra gli ultimi in Europa e nel mondo occidentale ad averla; nel 1969 sorprese il mondo mostrando a miliardi di persone lo sbarco del primo uomo sulla Luna. Tra qualche mese non sarý pi˜ líelettrodomestico in salotto, come la definÏ Eduardo De Filippo con la sua caustica critica di costume, che impone immagini e contenuti subiti passivamente. Diventerý strumento attivo con il quale dialogare per avere servizi, al quale chiedere informazione e spettacolo, attraverso il quale esprimere giudizi, pareri, volontý. Da usare per comunicare con gli altri, per lavorare: la digitalizzazione realizzerý la convergenza tra televisione, computer e telefonino, i tre strumenti che caratterizzano la nostra epoca, che servono e condizionano i contemporanei, che ampliano la loro capacitý di conoscenza, di comunicazione interattiva con líintero mondo. Il 16 luglio 1961 il Radiocorriere, settimanale con i programmi radiofonici e della quasi neonata televisione, suscitÚ la curiositý e la meraviglia del pubblico con un grande titolo in prima pagina: ´Con il satellite vedremo gli spettacoli del mondoª. Nellíinterno una dettagliata descrizione di quella che, allora, veniva chiamata Mondialvisione. Oggi con internet acquistiamo e vendiamo in ogni angolo del pianeta abiti, auto, viaggi. Scambiamo chiacchiere futili e dibattiti di alta cultura con chiunque. Consulteremmo i 700 mila papiri dellíantica biblioteca di Alessandria díEgitto se non fosse stata distrutta da un incendio, o i 15 milioni di volumi di quella del Congresso a Washington. Con il telefonino parliamo, scattiamo foto, le spediamo dovunque, riceviamo musica, oroscopi e previsioni del tempo, trasmettiamo pensieri, messaggi, progetti. Col televisore faremo tutto questo, insieme alla personale scelta di spettacolo, musica, cinema, sport, intrattenimento, informazione, in qualsiasi orario, secondo un personale palinsesto. Questa Ë, per líutente, la digitalizzazione. Tutto cominciÚ quando, negli anni 30 del secolo scorso, matematici inglesi, americani, tedeschi e dei Paesi dellíEst europeo svilupparono e applicarono per gioco líipotesi della nuova logica matematica proposta dallíinglese George Boole e dalle sue ´Investigazioni sulle leggi del pensieroª, raccogliendo gli stimoli di Gottfried Leibniz, matematico e filosofo, e di Blaise Pascal, scienziato e filosofo, creatore della prima addizionatrice meccanica, la Pascalina. Alan Turing proseguÏ il gioco teorico con la sua ´macchina per calcolareª, il miglior test per definire intelligente una macchina; poi vennero il cecoslovacco Kurt Godel, Alonzo Church, Johann von Neumann, padre dellíarchitettura dei calcolatori elettronici prototipi del computer, e parecchi altri padri della nuova matematica basata sul sistema binario, ossia su quella numerazione che spazza via le cifre arabe faticosamente apprese alle elementari con le tabelline, e le sostituisce con una numerazione chiamata dallíinglese ´digitª, ossia cifra, che utilizza due sole cifre, 0 e 1, per rappresentare tutti i numeri. Poi i ragazzi dellíUniversitý californiana di Stanford e i bostoniani della Harvard University si sbizzarrirono a sviluppare il gioco teorico nella realtý del calcolatore elettronico, nella capacitý di calcolo e di lavoro del computer. ´Líeccessiva complessitý díuso delle prime tecnologie digitali‚lamentava Larry Ellison, patron dellíOracle‚, ha posto al centro dellíevoluzione un personal computer sempre pi˜ potente, versatile ma difficile da usare e costosoª. Nellíatrio della casa madre della Sony, alla periferia di Tokio, alcuni anni fa fu esposto il modello della novitý tecnologica del XXI secolo ormai vicino: un minuscolo computer in grado di realizzare la convergenza con audio e video, leggerissimo, dotato di una minuscola telecamera digitale in grado di raccogliere, elaborare, trasmettere dati multimediali e insieme catturare voci e immagini da spedire via e-mail. Cominciava il passaggio dalla tecnologia analogica a quella digitale, dai new media ai multimedia. Oggi sono stati compiuti altri passi in avanti con il digitale terrestre. Nel nostro televisore avremo immagini pi˜ nitide delle attuali, non avremo pi˜ i disturbi, i momenti definiti dai tecnici di ´neveª, che rendono grigio il teleschermo; musica e voci saranno in ´dolby surroundª come al cinema, la lingua dei film sarý a nostra scelta. Il telecomando, poco pi˜ grande e fornito di pi˜ pulsanti di quello che abbiamo, ci aprirý líaccesso a molti servizi interattivi. Il digitale Ë terrestre, non satellitare, perciÚ non sarý necessario installare la parabola. Rimarrý líattuale, vecchia antenna a portarci in casa la televisione digitale che, Ë bene dirlo subito, non ha costi nÈ canone aggiuntivi. Il segnale digitale da noi Ë giý ricevibile dal 50 per cento della popolazione, particolarmente nei pi˜ importanti centri urbani; entro il 2008 dovrý essere ricevuto dal 70 per cento. La Gran Bretagna Ë il mercato europeo con la diffusione pi˜ ampia: oltre il 40 per cento delle abitazioni nel 2002, 78 canali digitali non a pagamento, oltre ai 6 milioni di abbonati della Sky di Rupert Murdoch. Le attuali trasmissioni analogiche di casa nostra hanno una data di scadenza fissata dalla legge n. 66 del 20 marzo 2001 del Governo Amato, che definisce il quadro per il passaggio al regime digitale del sistema televisivo italiano: entro il 31 dicembre 2006 tutte le emittenti dovranno adottare il digitale, anche se per 10 anni le due tecnologie potranno convivere. Per quella data gli utenti Ë bene che si siano procurati il decoder, apparecchio di dimensioni inferiori a un videoregistratore che, come indica il suo nome, decodifica il segnale digitale ed Ë collegato al televisore con una presa scart, simile a quelle impiegate per il videoregistratore o il dvd. Esistono 3 tipi di decoder. Il primo trasforma in chiaro il segnale che appare sul vecchio televisore con una qualitý video e audio notevolmente migliore; il secondo permette di archiviare le immagini ricevute, di memorizzarle, ingrandirle con líeffetto zoom, vederle in replica giý durante la trasmissione; il terzo, riconoscibile dalla dicitura Mhp, consente líinterattivitý con le banche dati, ossia di dialogare con líemittente televisiva partecipando ai giochi e rispondendo ai telequiz, di chiedere servizi aggiuntivi quali la telemedicina per comunicare con un centro sanitario, effettuare elettrocardiogrammi, consultazioni mediche. Il costo va dai 200 ai 450 euro secondo il tipo prescelto. Nella Legge finanziaria 2004 Ë previsto uno stanziamento di 110 milioni di euro per facilitare líacquisto del decoder e la diffusione della nuova tecnologia. Sarý il venditore a inviare alla societý produttrice un apposito modulo per ottenere il rimborso dello sconto, fatto allíacquirente, della somma prevista dalla legge. Per líutente, quindi, massima facilitazione burocratica, insieme al vantaggio economico. La tecnologia di trasmissione Ë unica per tutte le emittenti, Rai, Mediaset, La 7, e per gli altri numerosi operatori e fornitori di contenuti televisivi, programmi o servizi, che nasceranno con la nuova tecnologia, cosÏ come unico Ë il decoder, valido per ricevere e vedere tutti i canali. Gli standard di trasmissione e di decodifica sono comuni in tutti i Paesi per un accordo raggiunto in sede Unione europea nel semestre di presidenza italiana, che ha sostenuto con tutti i partner la necessitý di raggiungere uníarmonizzazione delle tecnologie e un contesto unico. » un aspetto poco appariscente della rivoluzione digitale, ma di grande importanza sotto il profilo economico. La produzione di decoder potrý puntare su un mercato pi˜ ampio delle singole aree nazionali, come sarebbe accaduto con standard diversi da Paese a Paese, quindi i prezzi potranno essere minori. Un altro vantaggio Ë per le nostre industrie che producono schede elettroniche, chips, microcircuiti integrati, software, ripetitori multiplex e tecnologie connesse. Negli anni successivi, líindustria immetterý nel nostro mercato televisori che incorporano il decoder, in grado quindi di captare e decrittare il segnale digitale, giý disponibili per esempio sul mercato inglese, dove la nuova tecnologia Ë attiva dal 1998. Líaspetto economico della trasformazione televisiva ha richiesto un coinvolgimento articolato dei numerosi soggetti interessati e il continuo dialogo tra il mondo delle imprese e quello delle istituzioni, che nelle decisioni adottate hanno avuto ben presenti due esperienze del passato lontano e recente. La prima consiste nella consapevolezza del danno subito dalla nostra industria elettronica di consumo, che non era inferiore ad altri Paesi come ricerca e come presenza sul mercato, per il ritardo con cui Ë stata consentita líintroduzione della televisione a colori. I televisori a colori erano presenti da molti anni su altri mercati mentre da noi ci si Ë dovuti contentare del bianco e nero fino al 1 febbraio 1977. Scandalo Lockheed, terrorismo, aborto, infiammavano la polemica politica. Nelle elezioni del 1976 la Dc aveva evitato di stretta misura il sorpasso del Pci. Il terremoto del Friuli aveva fatto un migliaio di vittime e raso al suolo i paesi di Gemona e San Daniele. Per la televisione a colori si doveva ´chiarire se il Paese puÚ sopportare questa spesa e quali vantaggi eventuali, se vantaggi ci sono, potrebbe dare alla nostra economia. Si tratta di capire e decidere se la tv a colori Ë conciliabile con la vigente necessitý di case, scuole, ospedaliª, scriveva líUnitý lí8 gennaio 1977. A Palazzo Chigi cíera Giulio Andreotti, a capo del suo terzo Governo, un monocolore sostenuto dallíastensione definita ´non sfiduciaª del Pci, del Psi passato da poco nelle mani di Bettino Craxi, e di Psdi, Pli, Pri, con Francesco Cossiga allíInterno e Vittorino Colombo alle Poste e Telecomunicazioni, competente per le questioni televisive. Líimmobilismo in questioni televisive provocÚ la crisi delle nostre industrie del settore, e quando venne aperto il mercato fu invaso da marche tedesche, giapponesi, americane. La seconda esperienza Ë recente, e riguarda la rapiditý con cui invece Ë stata giocata la carta della telefonia mobile, con il conseguente successo per líindustria europea e per le societý telefoniche nazionali, con líapertura alla concorrenza del mercato nazionale e con innegabili economie per gli utenti. Il successo degli Sms Ë stato irresistibile quanto imprevedibile, fino a diventare líattivitý principale: da 1 miliardo 750 milioni del 1999, gli Sms sono passati a 18 miliardi 500 milioni nel 2002, con una trascurabile occupazione della rete, In 50 anni di vita, la televisione si Ë evoluta e si Ë rinnovata continuamente, pur rimanendo líelettrodomestico pi˜ importante per lo svago della famiglia. Oltre ad acquistare il colore, si Ë arricchita con le videocassette, poi con i videogiochi, con il televideo e infine con i dvd. Oggi Ë il fornitore di intrattenimento privilegiato per la larghissima diffusione nelle famiglie di ogni strato sociale, tra le persone di ogni etý, professione, livello culturale per il tempo che gli utenti dedicano agli spettacoli e allíinformazione. Secondo i dati Auditel, 47 milioni di italiani vedono giornalmente almeno un minuto di tv nelle 24 ore. La televisione digitale terrestre potrebbe ripetere il successo della telefonia mobile, con una combinazione analoga di nuove tecnologie, di un mercato ben disposto per la consuetudine acquisita con líapparecchio televisivo, e di imprese italiane in grado di coprire líintera catena del valore. Con líintegrazione del mondo di internet e con i servizi al cittadino facilitati dallíuso ormai acquisito della carta prepagata della telefonia mobile. Un gruppo di lavoro formato da esperti universitari del massimo livello e di economisti specializzati nel settore, coordinato dalla Fondazione Bordoni, sta controllando da tempo il processo di avvio del digitale per valutarne líimpatto sullíeconomia generale, sulle famiglie, sulle imprese. I risultati sono di particolare interesse. ´Per 25 milioni di famiglie‚afferma il professor Guido Salerno, direttore generale della Fondazione‚, la spesa per líacquisto del decoder, con una media di 150 euro ad apparecchio, comporta un esborso complessivo di 3 miliardi 750 milioni di euroª. Per sostenere lo sviluppo del sistema, si Ë simulato un mercato di fornitura di servizi remunerato attraverso pagamenti cifrati come se si trattasse di Sms, ad un prezzo di 20 centesimi di euro a transazione. Partendo da un consumo di 4 transazioni al mese nel primo anno di uso della televisione digitale terrestre, e arrivando nel quinto anno a 4 transazioni al giorno, si sviluppa nel quinquennio una spesa complessiva di 7 miliardi 855 milioni di euroª. La simulazione prevede una partenza con 500 mila famiglie che usano líinterattivitý per servizi a pagamento il primo anno, arrivando a 6 milioni nel secondo, a 20 nel terzo, 23 nel quarto e 25 nel quinto, generando una spesa nei 5 anni, per il decoder e il pagamento dei servizi, di 11 miliardi di euro che, secondo i calcoli della Fondazione, produrrý un incremento complessivo del prodotto interno di circa 30 miliardi di euro, con una crescita indotta pari a 19 miliardi di euro. Una previsione basata su stime prudenziali che non considerano líapporto alla crescita economica dato dagli investimenti degli operatori di rete e dei fornitori di contenuti e di servizi. ´La sfida ‚ conclude il prof. Salerno‚Ë rappresentata dalla realizzazione di un sistema semplice, intuitivo, che ripeta gestualitý ormai consuete, che non richieda improbabili alfabetizzazioni informatiche. Semplice come accendere il televisore, usare il telecomando, scorrere il televideo, ricaricare la scheda prepagata del telefonino o comprare la carta prepagata per i telefoni pubblici. La televisione Ë nata per la famiglia, per líambiente domestico, per lo svago e per líinformazione. Il televisore spesso Ë líunico canale informativo per gran parte della popolazione. Arricchirlo con ulteriori servizi e informazioni, senza tradirne le caratteristiche, Ë líobiettivo della televisione digitale terrestre interattivaª. Lo scarso sviluppo che il digitale ha avuto fino ad oggi, con circa lí11 per cento delle famiglie abbonate ad una pay-tv di televisione satellitare a pagamento, fa presupporre per líindustria una prospettiva di grande interesse; maggiori saranno líevoluzione e il salto qualitativo della programmazione che sarý messa a disposizione del pubblico dal gran numero di operatori che entreranno nel settore dellíofferta televisiva in tutti i generi dello spettacolo, dellíinformazione, dellíintrattenimento. La programmazione andrý oltre gli attuali canali generalisti delle reti Rai e Mediaset, ora fortemente legati ai format di acquisto dallíestero, soprattutto del genere ´reality showª, alla fiction di produzione americana, allíintrattenimento musicale con intermezzi di comicitý, al talk-show come approfondimento informativo: uníofferta costosa, sostenuta dalla disponibilitý quasi totale delle risorse del mercato pubblicitario, in crescita dagli anni í80. Con il digitale sarý necessario un rinnovamento del linguaggio, della ideazione dei programmi sia per i canali generalisti sia per quelli tematici, della concezione stessa del modo di ´fare televisioneª che dovrý necessariamente tenere presente la moltiplicazione delle offerte e in particolare della novitý, consentita dal digitale e rappresentata dalla convergenza fra media televisivo, telecomunicazioni, interattivitý e linguaggio digitale. La possibilitý di dialogo e líampiezza dellíofferta costringeranno gli operatori a superare la concezione di mass media finora dominante che líutente subisce passivamente, per adottare quella di ´mediumª personale, inserito nel contesto delle realtý locali, piccole singolarmente ma di grande rilevanza su scala globale, che diventano elemento di particolare significato della pluralitý comunicativa. Grazie alla molteplicitý dei canali offerti - e saranno varie decine, dalla Rai, a Mediaset a La 7, dai nuovi fornitori di programmi nazionali e locali, generalisti o tematici -, ciascun utente costruirý momento per momento un personale palinsesto scegliendo generi, personaggi, argomenti, repliche o novitý. » uníesigenza di novitý che i programmisti inglesi hanno giý sperimentato per la programmazione dei 78 canali disponibili nel Paese, cui si stanno aggiungendo le tv via cavo che da due anni offrono servizi digitali, sulla scia di Sky Satellite che ha convertito tutti i propri utenti dal settembre 2001. In base ai tempi impiegati per la diffusione delle precedenti innovazioni tecnologiche, questa trasformazione potrý essere rapida: Ë durato 10 anni il passaggio su larga scala dalla tv in bianco e nero a quella a colori; in 8 anni la telefonia cellulare ha conquistato oltre il 94 per cento della popolazione; internet ha impiegato 4 anni per essere usato da un terzo della popolazione, con un quarto che si collega al web da casa. Per il digitale le prospettive di sviluppo sono state analizzate con i test effettuati da Mediaset su circa 2 mila famiglie e da Telepi˜ su un campione suddiviso tra le province di La Spezia e Benevento. Particolarmente interessanti i test effettuati dalla Fondazione Bordoni per il livello pubblico, costituiti dalla interattivitý per la fornitura di servizi utili al cittadino, fortemente voluti dal Governo, con la partecipazione di Poste, Inps, Aci, Regione Lombardia. In tutto il mondo, secondo gli esperti, lo spettro elettromagnetico, cioË líinsieme delle frequenze utilizzabili per la trasmissione, Ë ormai saturo, con una situazione aggravata dalla crescita enorme delle reti per la comunicazione mobile Tacs, Gsm, Gprs, Umts. Solo líadozione del digitale consentirý la moltiplicazione dellíofferta televisiva con la capacitý di far transitare per ciascuna frequenza, anzichÈ un solo canale di programmi televisivi come attualmente con il sistema analogico, oltre cinque canali contemporaneamente di segnali compressi.
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