CENTRALE
DEI RISCHI
PER L'INDEBITAMENTO ESTERO DELLE IMPRESE
di Lucio Ghia

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caso Parmalat Ë esploso con conseguenze sul piano nazionale e internazionale
di una gravitý mai registrata in Italia, mettendo in gioco la credibilitý
del sistema legale e finanziario, e dei controlli interni alle singole societý
e istituzionali. La stampa estera ha tacciato di inaffidabilitý líItalia,
si Ë rischiato un aumento dei tassi sui prestiti internazionali, il risparmiatore
Ë rimasto confuso e fugge dagli investimenti obbligazionari. La risposta
del sistema Ë per il momento affidata alle indagini penali; e ai giudici
che stanno ricostruendo questo disastro economico si rivolgono le speranze
dei creditori di poter essere almeno in parte soddisfatti. Dal lato strettamente
produttivo líimmediato intervento di un professionista esperto nella soluzione
di crisi di impresa ha registrato risultati incoraggianti. La produzione
non ha subito arresti, i consumatori hanno reagito bene e non hanno manifestato
dubbi sulla bontý del prodotto che continua a registrare consumi in crescita.
Naturalmente il valore borsistico delle azioni Parmalat Ë crollato bruciando
migliaia di miliardi investiti. ť un quadro disastroso quasi paragonabile
a scenari bellici, se si pensa agli effetti dei bombardamenti e alle necessitý
di ricostruzione. Fonti autorevoli sottolineano, con crescente insistenza,
la necessitý di riscrivere le regole, di avere nuove autoritý o comunque
nuovi soggetti muniti di pi incisivi poteri ispettivi e punitivi, tali
da dare nuova fiducia ai mercati scossi profondamente e refrattari a possibili
investimenti finanziari, pur necessari allo sviluppo dellíimpresa. ť líora
delle analisi spietate - e talvolta partigiane - degli abusi che líattuale
sistema normativo e di controlli consente; sono sotto esame i limiti della
finanza díimpresa intesa come mezzo di sviluppo dellíindustria e non come
suo acceleratore distruttivo. I problemi sono molteplici e non si possono
affrontare tutti. ť opportuno perÚ soffermarsi sullíesistenza, sul contenuto
e sulla portata di regole idonee a garantire la corretta gestione delle
imprese, líeliminazione e la sanzione degli abusi. Luigi Einaudi soleva
ricordare che le norme necessarie alla corretta gestione delle societý si
trovano nel Codice civile. ť vero che da allora molta acqua Ë passata sotto
i ponti dellíeconomia e della finanza, ma anchíio ritengo che le regole
vi siano e che possano essere tuttora considerate valide ed efficaci se
i protagonisti, che sono numerosi, le rispettassero. Queste regole sono
di due tipi. Le prime, di carattere interno, macroeconomico e istituzionale,
sono dirette ad assicurare la stabilitý del sistema bancario, economico
e díimpresa attraverso i controlli esterni e istituzionali demandati alla
Banca díItalia, alla Consob, e per quanto di pi stretta competenza, allíIsvap
per le assicurazioni anche finanziarie, allíUfficio Italiano dei Cambi e
alle altre Autoritý indipendenti. Le seconde riguardano i controlli interni
affidati ad espressioni professionali designate dallíassemblea dei soci,
e quindi dalla maggioranza del capitale di rischio impegnato nella realizzazione
dellíoggetto societario. Nellíattuale regolamentazione dei rapporti societari,
chi pi investe pi si accolla il rischio díimpresa e quindi pi ´comandaŞ,
ovvero assume le responsabilitý decisionali dellíimpresa. ť questo il paradigma
sul quale occorre riflettere perchČ Ë anche il primo anello che ha dimostrato
una straordinaria debolezza nella vicenda Parmalat e nelle altre simili.
Se lo staff di controllo non Ë dotato della necessaria autonomia e indipendenza
ed Ë asservito alla volontý della maggioranza del capitale, ovvero dei consiglieri
di amministrazione, non vi sarý controllo o, nella migliore delle ipotesi,
questo risulterý addomesticato; non risponderý pi alle finalitý che la
legge ha attribuito ai sindaci, esplicitamente riconosciute dallíarticolo
2403 e seguenti del Codice civile. Basta scorrere questi articoli per rendersi
conto che i sindaci hanno poteri particolarmente incisivi, che vanno dalla
possibilitý di esaminare in qualsiasi momento tutte le scritture contabili
della societý e la documentazione relativa alle singole operazioni, allíobbligo
di verificare almeno trimestralmente la consistenza di cassa e in particolare
líesistenza dei valori e dei titoli di proprietý sociale, o ricevuti dalla
societý in pegno. Devono inoltre effettuare accertamenti sui crediti ritenuti
inesigibili o di dubbia esigibilitý. Si tratta di importanti poteri díispezione
ai quali si accompagnano precise responsabilitý di carattere patrimoniale
(art. 2407) e personale per líomessa vigilanza. ť evidente che, se questo
primo importantissimo anello di garanzia di buona gestione e di corretta
amministrazione della societý Ë inesistente, tutto il castello che ne consegue
sarý caratterizzato da instabilitý, precarietý e inaffidabilitý. Il Collegio
sindacale della Parmalat aveva poteri e obblighi specifici per accertare,
per esempio, líeffettiva esistenza di importanti depositi presso banche
estere, come i quasi 4 miliardi di euro scomparsi o mai esistiti nelle casse
della Bank of America; ma anche per controllare la compatibilitý di un indebitamento
assolutamente sproporzionato con la natura ´poveraŞ della produzione della
Parmalat, che consente margini di utile modesti - secondo gli economisti
il 4 per cento circa del fatturato - e dal quale non poteva attendersi il
ripianamento dei debiti obbligazionari, semmai la loro esponenziale rincorsa.
Poteri ispettivi, di controllo e di intervento sono previsti dalla legge
e sono tali da funzionare nella maggior parte dei casi in modo corretto
ed efficace. Basta pensare alle volte in cui il Tribunale Ë chiamato ad
intervenire su richiesta dei sindaci per far luce su determinate operazioni
effettuate dagli amministratori. Non appare nei fatti giustificata la prevenzione
generalizzata verso i sindaci, ritenuti in una permanente situazione di
conflitto díinteressi in quanto controllori di coloro dai quali vengono
nominati, cioË dei controllati. Líinesistenza di questo cordone ombelicale
si basa sulle caratteristiche etiche e professionali essenziali nei sindaci,
come in tutti coloro che nella fedeltý al ruolo imposto loro dalla legge
vedono líunica possibilitý concreta di realizzare líinteresse superiore
dellíimpresa, che puÚ non coincidere con quello dellíimprenditore. Se quindi
abuso, dolo e conflitto di interessi caratterizzano questa prima ed essenziale
forma di controllo, non per questo la legge puÚ ritenersi carente risultando
viziati i comportamenti umani. Ma per porvi rimedio la norma prevede ulteriori
controlli. Analoghe considerazioni riguardano le societý di revisione alle
quali, come Ë avvenuto per la Parmalat, vengono demandate líanalisi e la
certificazione dei bilanci delle societý quotate in borsa. Infatti, se questi
ulteriori custodi della regolaritý e della correttezza societaria non sono
dotati di sufficiente indipendenza; se per anni viene incaricata sempre
la stessa societý di revisione di certificare i bilanci di una determinata
impresa; se la stessa appare intimamente legata a un cliente la cui importanza
Ë fondamentale per la sua sopravvivenza economica, anche questo secondo
livello di controlli si rivelerý carente e inadeguato. Di fronte a simili
anomalie, se la colpa professionale diviene dolo, le misure di prevenzione
previste dal Codice civile appaiono non pi sufficienti. La patologia va
studiata per disporre interventi pi incisivi e di carattere istituzionale.
Il dibattito sullíopportunitý di creare uníAutoritý modellata sullíesperienza
americana o inglese, sostitutiva e con maggiori funzioni e poteri della
Consob, Ë opportuno ma presuppone che funzionino correttamente i primi due
anelli del sistema dei controlli interni delle societý industriali e commerciali.
Occorre migliorare la loro tenuta in contesti imprenditoriali, produttivi
ed economici significativi per il Paese. Delimitata la soglia di tali interventi
correttivi, si potrebbero introdurre albi speciali, tenuti dalla Consob,
nei quali i requisiti di professionalitý ma soprattutto morali degli iscritti
siano oggetto di attente analisi, di severi controlli e di pesanti sanzioni.
La nomina dei sindaci effettuata dallíassemblea dovrebbe avvenire tra professionisti
considerati anche eticamente idonei dallíAutoritý. La rotazione in tali
incarichi potrebbe costituire un ulteriore, utile paletto, perchČ Ë evidente
che spesso la consuetudine favorisce pi la dipendenza che líautonomia critica
e vigile che deve animare la funzione sindacale. Tali osservazioni valgono
ancor pi per le societý di revisione e per i consulenti dellíimpresa, che
non devono avere un unico cliente o clienti abituali ma devono garantire
autonomia critica e libertý di valutazione. CiÚ esclude non solo conflitti
díinteresse per collegamenti professionali consolidati con i soci di maggioranza
della societý o con i suoi organi di gestione e di controllo interni, ma
anche con le banche che siano creditrici dellíimpresa oggetto di controllo.
Anche le societý di valutazione che determinano pubblicamente il grado di
affidabilitý che il mercato del risparmio potrý riconoscere alle obbligazioni
emesse da aziende da esse esaminate dovrebbero fornire maggiori garanzie
di attendibilitý, indipendenza e profonditý di analisi. ť giunto infatti
il momento di avere nuovi indicatori della salute economica delle imprese,
specie in questi tempi di internazionalizzazione di mercati e di prodotti
finanziari e quindi anche di debiti. Come negli anni 70 la Banca díItalia
istituĎ la Centrale dei rischi per misurare il volume del debito consentito
dal sistema bancario alle singole imprese, oggi appare necessario concepire
nuovi strumenti pi adeguati ai tempi. Infatti la Centrale dei rischi in
questi anni Ë stata senzíaltro di grande aiuto per vigilare su eventuali
anomalie nellíuso del credito concesso alla singola impresa e per consentire
alle banche di decidere su ulteriori richieste di affidamento o sulla riduzione
del credito concesso; ma tali analisi sono limitate al mercato interno,
ai rapporti di credito instaurati nel territorio nazionale, ossia solo in
una parte, non sempre preponderante come il caso Parmalat ha dimostrato,
dellíarea di raccolta dei mezzi finanziari da parte delle imprese. Anche
per le rilevanti conseguenze negative sul sistema economico, non possono
rimanere pi prive di controllo, come lo sono ora perfino nellíambito dellíUnione
europea, operazioni di indebitamento realizzate allíestero con líemissione
di obbligazioni che banche estere collocano, per percepire elevate commissioni,
tra ignari e incauti clienti. ť questo un urgente compito affidato alla
Banca Centrale Europea affinchČ assicuri allíEuropa quanto la Banca díItalia
ha opportunamente realizzato trentíanni fa con la creazione della Centrale
dei rischi. |