FATTI
DI OGGI.
ORMAI SEMBRA DI VIVERE
IN UN PAESE DI FANTASMI
di
Giorgio Fozzati
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alzo al mattino e mi ritrovo in un Paese che non conosco. Gli episodi sono
tanti, basta andare un poí indietro con la memoria. Prendiamone a caso qualcuno
pi˜ significativo, accaduto negli ultimi tempi. Dopo essere stato sballottato
per dieci anni e mezzo da un Tribunale allíaltro, uno dei leader pi˜ importanti
del Paese, in sella dal lontano 1947, si sente emettere dalla Corte di Cassazione
una sentenza di annullamento di tutte le precedenti che lo avevano condannato
per omicidio. Nel frattempo uomini e donne dalla vita inappuntabile vengono
arrestati per associazione eversiva, banda armata e omicidio. Tutti confessano,
cíË chi si dichiara combattente, chi fiancheggiatore, chi del tutto innocente,
ma le prove lo mettono nellíangolo. Alcuni sono iscritti ad uno dei tre
grandi sindacati, che si sbraccia immediatamente a dire che non cíentra;
ma una manciata di settimane prima non proferiva parola sulle minacce di
morte formulate dai propri iscritti nei confronti di un altro leader sindacale,
reo di aver condotto una regolare trattativa con il Governo. Nel Consiglio
comunale di Roma stava per ricevere un premio proprio uno degli indagati
per gli omicidi di Massimo DíAntona e Marco Biagi. Frenata allíultimo momento,
mentre al sindaco, tra consiglieri che spargono letame e tute bianche un
poí sporche di sangue, gli imbarazzi non mancano. Un giorno sÏ e líaltro
no il ministro del Tesoro se la prende con il Governatore della Banca díItalia.
Un editorialista del Corriere scrive che la memoria storica Ë stata appannaggio,
dal dopoguerra ad oggi, della sinistra. E la sinistra, almeno quella pi˜
schietta e leale, dice che Ë andata proprio cosÏ. Con chi vivo, con chi
ho vissuto? Líautista del 628 era un bravo dipendente o un agente in copertura,
magari un fiancheggiatore del Mossad? E Francesco, il mio portiere, sono
proprio sicuro che venga da Mentana e che, quando si assenta, lo fa per
andare nella vigna dellíanziano padre, oppure Ë il ´logisticoª di una nuova
banda armata? Non pi˜ di anno fa un amico, con cui ho condiviso alcune battaglie
e che stimo davvero, Ë stato arrestato con un camion-tir di accuse rovesciate
allíimprovviso sulla sua testa. Dopo pochi giorni sui giornali apprendo
che era un agente dei servizi, che sono quelli che dovrebbero essere segreti;
io non lo sapevo e nemmeno líavevo percepito. Quando lího rivisto, scagionato
e rasserenato, mi ha detto: adesso lo sai anche tu, ne hanno parlato i giornali,
sai, mi hanno fregato. Ci mette a disagio sapere che ci sono i servizi segreti,
ma riusciamo a sopportare il disagio perchÈ sappiamo che svolgono una funzione
comunque a servizio del Paese. Con i terroristi il disagio diventa paura
e angoscia: perchÈ cíË qualcuno che sta tramando alle nostre spalle per
costruire un ordine diverso a suon di bombe e di pistole, che fa il bravo
cittadino part-time e nel resto del tempo organizza stragi, che ci sono
forze politiche non del tutto convinte che ciÚ sia proprio un male. Come
si fa a dormire sogni tranquilli? A sentire il convivente della signora
pisana in dolce attesa cíË da farsi venire líesaurimento. Una doppia vita
spaventosa, dallíomicidio premeditato, organizzato, fortemente voluto, alla
gravidanza, dalla morte alla vita: ma si era allontanata dallíorganizzazione,
dicono i commentatori. Ma mica basta allontanarsi, anche se puÚ essere un
primo passo. Non si puÚ far finta che non sia successo niente quella sera
a Bologna: ´Sapete, poi ci ho ripensato, mi ero allontanata, anzi le BR
mi stavano processando per questo mia defezioneª. No che non basta: dovevi
dirlo, prima di tutto a chi ti stava vicino e insieme a te ha progettato
di mettere al mondo un figlio. E poi dovevi dirlo a noi: dal presidente
Ciampi fino al mio vicino di casa, passando dai Carabinieri e dal magistrato.
Che storia Ë mai questa che tutto passa nel dimenticatoio, che tanto adesso
cíË uníaltra vita, che non sono pi˜ quella di prima? Intanto Ë tutto da
verificare che sia vero, visto il comportamento di tutti questi anni, vissuti
con una consumata bravura nellíingannare tutti. E poi lo Stato non ha solo
il compito di assicurare i delinquenti alla giustizia: deve anche pensare
a tutti i cittadini che vanno tutelati nel bene primario che Ë la vita,
e poi nella conoscenza della veritý. Mica possiamo continuare a campare
credendo, increduli, che un uomo come Giulio Andreotti ci abbia ingannato
per mezzo secolo filato passando da un incarico di Governo ad un altro,
che sia líunico responsabile di stragi mafiose e di assassini inconfessabili.
Soprattutto mentre circolano in totale libertý e copertura individui che
progettano e realizzano attacchi allo Stato, cioË alla societý, a ciascuno
di noi nella sua propria individualitý. PerchÈ quando Ë stato ammazzato
Marco Biagi ognuno si Ë sentito graffiato dentro, e non cíentrano nÈ la
parentela nÈ líamicizia, e neppure la pietý cristiana: Ë qualcosa di pi˜
profondo, ben radicato in ciascuno, grazie a Dio. » in gioco líidentitý
di una nazione, i punti di riferimento, la considerazione del valore della
persona umana. Ricordate quando sul treno morÏ nella sparatoria il brigatista
che accompagnava la terrorista Nadia Desdemona Lioce? Il suo cadavere rimase
abbandonato, solo il parroco andÚ a dare una benedizione e una mano pietosa
depose un fiore. Ecco, Ë questo stesso sentimento che circola nelle vene
patrie: per quanto efferata e biasimevole sia stata una vita, essa ha comunque
un valore superiore proprio perchÈ non ci appartiene del tutto e in esclusiva.
E cosÏ si puÚ capire quanto pi˜ colpisca la morte di un uomo che ha vissuto
invece spendendosi al servizio degli altri, a cominciare dai propri familiari,
e poi dei propri studenti e colleghi, infine servendo lo Stato in una delle
imprese pi˜ improbe, come quella della riforma del lavoro. La vita di ciascuno
appartiene un poí a tutti. Per questo il suicidio Ë un affronto alla vita
di tutti, e non puÚ essere punito per le ovvie conseguenze a cui porta.
Sbaglia chi afferma ´La vita Ë mia, decido ioª. Non Ë vero: la vita di una
madre Ë quella del figlio, del marito, dei fratelli e delle sorelle, delle
colleghe di lavoro, delle amiche. E la lista puÚ allungarsi a piacimento,
cíË sempre qualcuno a cui abbiamo regalato un sorriso, un poí del nostro
tempo, della nostra capacitý di amare, che sentirý la nostra mancanza. Qualcuno
che ha letto un nostro libro, magari bianco, come quello di Marco Biagi,
e che adesso cammina smarrito. Non viviamo soli. |