L'ESEMPIO
DELLE COOP
IN TEMPI DI GRANDI DISSESTI SOCIETARI
di IVANO BARBERINI
presidente dellíAlleanza Cooperativa Internazionale e dellíAssemblea
Nazionale della Legacoop

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convinzione
diffusa che líeconomia degli Stati Uniti abbia subito pi˜ danni dai casi
Enron e Worldcom che dallíattentato dellí11 settembre 2001. Le conseguenze
sullíeconomia italiana derivanti dai casi Cirio e Parmalat saranno pi˜ chiare
nei prossimi mesi o forse nei prossimi anni. Calcolare il danno economico
immediato Ë pi˜ facile che misurare quello causato dalla perdita di fiducia
dei risparmiatori verso banche e imprese, e degli investitori esteri nei
confronti del nostro Paese. I due effetti sono, peraltro, interagenti. Molte
sistemi vanno ripensati e non solo in Italia, perchÈ la posta in gioco Ë
molto alta. Sappiamo per esperienza, che recuperare la fiducia richiede
tempi lunghi e fatti convincenti. I casi Parmalat e Cirio sono molto pi˜
di un dissesto aziendale, in ragione dei comportamenti criminosi giý accertati.
Tuttavia considerarli sbrigativamente come ´mele marceª o ´mostriª estranei
al corpo sociale appare riduttivo. Si ritrovano in essi gli effetti estremi
di una cultura imprenditoriale che per anni ha privilegiato la ´via finanziaria
al profitto e allo sviluppoª. La costituzione di societý offshore - scatole
cinesi per distribuire i rischi e scaricare i debiti - ha finito, in diversi
casi, per limitare la trasparenza e incoraggiare comportamenti scorretti.
Per altro verso generazioni di manager sono cresciute con il convincimento
che, ai fini dei risultati aziendali, una buona gestione finanziaria sia
pi˜ importante dellíaumento della produttivitý o della soddisfazione dei
consumatori. Questa convinzione genera uno sviluppo fine a se stesso, incurante
degli indispensabili equilibri aziendali, con una diversificazione distante
dallíattivitý principale e con líacquisizione di imprese e di culture diverse,
difficili da gestire, per crescere pi˜ rapidamente. Oggi sono evidenti i
danni, anche gravi, causati da queste scelte. I casi dellíolandese Ahold
e, recentemente, della svizzera Adecco forniscono ulteriori testimonianze
della mancanza di trasparenza e di controllo, per di pi˜ in gruppi imprenditoriali
di primissimo piano. Per evitare che un Paese vitale come líItalia scivoli
verso il declino, occorre agire nel profondo della cultura díimpresa a livello
micro, e nelle politiche e regole a livello macro. Henry Mintzberg nel suo
´Management-mito e realtýª scritto una quindicina di anni fa, sosteneva
che ´occorre chiedersi come la societý possa meglio controllare le proprie
organizzazioni, in specie quelle di grandi dimensioni nei cui vertici si
concentra un potere enorme, affinchÈ esse siano gestite responsabilmente
servendo nel migliore dei modi i bisogni umani che definiscono il loro scopo
produttivoª. E aggiungeva: ´Occorre rifiutare qualsiasi forma di sostegno
finanziario di protezione alle grandi organizzazioni ove non siano chiari
i benefici interni di accresciuta efficienza a vantaggio delle persone che
esse sono tenute a servire, mettendo in discussione logiche di diversificazione
e di formazione dei gruppi conglomerati che sono líespressione di puri giochi
di potere e non danno alcun contributo alla competitivitý delle imprese
e del Paeseª. » uníanalisi - e uníesortazione - che pone líaccento su varie
categorie intrecciate: il controllo sociale e la responsabilitý sociale,
gli affari e líetica, le strategie imprenditoriali e la politica economica,
la gestione e la direzione delle imprese. Il controllo, pur doveroso e indispensabile,
non Ë sufficiente a garantire líutilitý sociale delle imprese e tanto meno
a prevenire i comportamenti truffaldini. Per essere efficace, esso necessita
di due condizioni basilari e inscindibili: la responsabilitý sociale dei
manager e un quadro di sanzioni severe, realmente applicabili e applicate.
Nel mondo delle imprese, non mancano gli esempi positivi. Per parte loro,
le cooperative possono vantare, pur in presenza di limiti ed errori, una
pratica virtuosa nellíunire solidarietý e imprenditorialitý, forme societarie
e sistemi di crescita, pratica della trasparenza e rapporti finanziari.
Le coop di consumatori hanno conquistato la leadership nella distribuzione
commerciale dotandosi della necessaria dimensione díimpresa mediante líunificazione
di migliaia di piccole cooperative; la costruzioni di reti; líindivisibilitý
delle riserve e gli investimenti per migliorare la produttivitý e la qualitý
del servizio; la diversificazione coerente con líattivitý principale; líinnovazione
e i ´valori messi in praticaª; la tutela del potere díacquisto e del piccolo
risparmio dei soci. Le coop hanno attraversato fasi difficili, ma i soci
non hanno mai perso alcunchÈ dei prestiti fatti ad esse. Da tutto ciÚ sono
derivati un solido rapporto di fiducia e la continua crescita del numero
dei soci-consumatori. Un secondo esempio viene dal Gruppo Granarolo, controllato
dalle coop agricole aderenti alla Legacoop e alla Confcooperative, che nel
mercato italiano agisce in concorrenza diretta con la Parmalat e con la
Cirio. Partendo da una situazione a forte rischio di sopravvivenza, in una
decina díanni la Granarolo ha costruito una forte identitý distintiva raggiungendo
livelli di eccellenza e di posizione nel mercato. Líha fatto con una strategia
imprenditoriale basata su tassi sostenibili di crescita, sulla scelta dellíalta
qualitý del latte, sullíinnovazione, sulla ricerca delle opportunitý, sullíefficienza;
sempre con il massimo di trasparenza, anche quando i risultati di bilancio
erano negativi. Il risanamento ha richiesto anche il sacrificio dei soci
sulla remunerazione del latte e in questo la chiarezza strategica, la trasparenza
e la fiducia sono state determinanti. La Granarolo ha ottenuto numerose
attestazioni e certificazioni di qualitý, tra cui líOscar dei bilanci nel
2001. Quello che colpisce sono la forte motivazione e la cultura imprenditoriale
di un gruppo dirigente che non si Ë mai allontanato dallíattivitý principale
ma ha concentrato le risorse disponibili su quello che ´sapeva fare beneª. |